Punkarre Entertainment Zoo II

Isola state of mind

domenica tevere

I miei genitori amano Roma,mio padre è un cultore della sua storia e della sua bellezza e mia madre ama le vetrine scintillanti e la folla nei viali soprattutto nelle giornate di festa.Da sempre hanno portato me e i miei fratelli in giro per la città, un pò per divertirsi, un pò per trasmetterci la meraviglia della città eterna. Io amavo viaggiare in macchina con le braccia appoggiate alla portiera e forse il mio naso aquilino, altro non è che il risultato di quei percorsi incollato al finestrino a godermi i viali alberati e le colonne romane affascinanti e decadenti. Ricordo che in uno di quei viaggi, passando sul lungotevere mi accorsi che c’era un isola al centro del fiume, un piccolo scoglio che ospitava palazzi che allora mi sembravano imponenti che dolcemente si assopivano sull’acqua, collegati alla terraferma da due ponticelli che sembravano disegnati da qualche romantico pittore di strada. Era un angolo di architettura troppo perfetto per essere vero e allora cominciai a credere che in realtà non esistesse, ma che potevo vederlo solo io.

Non feci domande, sarebbero state insolite e scomode e sarebbe sembrata un’altra di quelle storielle fantastiche che mi divertivo ad inventare per far ridere mio fratello o per poter avere nella testa uno scenario fantastico dove far combattere i pupazzi con cui andavo in giro.

L’isola non esisteva.Non ci misi mai piede.

Fino ai 33 anni.

Qualche tempo dopo l’adolescenza purtroppo mi prese a schiaffi e di tutto il mondo immaginario che riempiva le mie giornate ne rimase ben poco. L’isola esisteva, era bellissima ed era occupata da una chiesa, qualche locale e ristorante e da uno storico ospedale.

Anni dopo Trastevere e il lungotevere venivano battuti nei weekend alla ricerca del pub o della birretta di turno, anni di file in macchina a cantare a squarciagola canzoni con gli amici, anni di fughe primaverili in vespa sfrecciando protetti dai platani che regalavano qualche foglia al nostro passaggio, anni di baci, di risate e di sbronze memorabili.

Con l’isola sempre lì, al posto suo, nel cuore di Roma.

Qualche anno dopo, in una di quelle serate, seduto su un muretto lungo il fiume, parlando con qualche amico del futuro pensai che era quello il posto dove avrei voluto fare il medico. Era si,un piccolo sogno, ma era più che altro la sensazione di richiamo e di appartenenza ad un luogo, come spesso capita quando si viaggia per il mondo e poi si torna a casa.

A 33 anni, appena specializzato, una fortunata serie di coincidenze ha reso possibile questo piccolo sogno ed effettivamente oggi faccio il chirurgo sull’isola.

Ma non è di questo che volevo parlare.

Il punto è che a 33 anni ho messo al mondo un piccolo esserino perfetto, che per la privacy chiameremo Alice Nardi, aka la scimmietta di papà e che, come in ogni momento dall’istante in cui hai aperto gli occhi, sto pensando a te.

E pensavo a te anche in quella domenica pomeriggio di 24 settembre, mentre ero di guardia e tra una consulenza e l’altra decisi di uscire fuori dall’ospedale a respirare.

Il sole delle 17 a mezza altezza, con i raggi orizzontali che illuminano il mondo come la luce su un palcoscenico, il Tevere rombare con i gabbiani che planano alla ricerca di un pò di pesce fresco che non troveranno mai. Una coppia per mano che passeggia e un altra coppia seduta sugli argini, con lei che parla e lui che guarda il fiume tra il sognante e il rassegnato.

E poi ho visto voi.

Un uomo sui 40 anni vestito come un adolescente, barba incolta e ricci spettinati e dei pantaloni inguardabili, agitava un piccolo contenitore dal quale poi sono uscite fuori bolle di sapone.

Tu piccola giovane bellezza, avrai avuto 5 anni e i ricci di papà, montati però su un vestitino a fiori che sicuramente sarà stata mamma a comprarti. Pedalavi beata sull’argine dell’isola rivolto verso il quartiere ebraico come se quella sponda non finisse mai.

Poi hai visto le bolle, hai lanciato via la bicicletta e hai cominciato a ridere, inseguendo le bolle che volavan via, e con quei pochi centimetri di dita che ancora ti ritrovi, tutta soddisfatta, hai fatto una strage di sapone.

Sarei rimasto a guardarvi per ore.

Peccato che squillò il 2299,”Chirurgo in ps per consulenza”, e via la poesia e qualche intuitiva bestemmiola di circostanza.

Ma quello che volevo dire è che anche se hai due mesi e ancora non mi hai riconosciuto,io ti riconosco nel mondo che mi circonda, io ti ritrovo nel bello che mi passa sotto gli occhi, io sto mettendo da parte le meraviglie per quando le potremmo vivere insieme.

Sappi che io, ma soprattutto, tua madre, ti puliamo il culo 7-8 volte al giorno. E credo che nemmeno la regina Elisabetta abbia la stessa fortuna.

Sappi che per te abbiamo smesso di nutrirci come esseri umani, non facciamo più la spesa, attendiamo che il nutrimento arrivi a noi, andiamo in giro come zombie in astinenza da sonno e 3 minuti di sigaretta sembrano una benedetta pera di eroina. Siamo sfranti dalla stanchezza, esultiamo quando smetti di frignare e smadonniamo quando dobbiamo prepararti quello strafottuto e rilassantissimo bagnetto.

E poi fatti vedere per quel problema dei rigurgiti. Cazzo…Vai da un medico.

In più il tuo cane ti odia perché ti abbracciamo troppo secondo i suoi canoni.E secondo me ha ragione. Oltretutto non voglio pensare a cosa farete quando comincerai a gattonare..ci saranno delle lotte per la conquista della cuccia e la difesa del guinzaglio rosa.

Poi devo ammettere che ogni tanto ridi di gusto con la tua unica fossetta, ogni tanto schiamazzi di felicità proprio come i gabbiani che tanto piacciono a tuo padre, ogni tanto ti godi il bagnetto caldo schizzando come un’otaria in una piscina gonfiabile, ogni tanto quando ti parcheggio al buio, resti sveglia a non far nulla, ragioni e secondo me fai come il tuo papà, a cui tanto piaceva stare solo per i cazzi suoi, e in quella culla costruisci qualche isola immaginaria, probabilmente a forma di una trionfale tetta gigante.

Tranquilla amore, sulla fantasia possiamo lavorarci..ma sei già la figlia che vorrei.

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 26/09/2017 alle 22:29 ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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