Punkarre Entertainment Zoo II

Messa a fuoco piemontese

Dove vanno i gabbiani di notte?
Sui tetti non ci siete, sotto i ponti non vi ho mai visto, sugli alberi nemmeno.
Dove cazzo andate la notte?
Vi immagino in un faro di quelli bui e isolati con una luce verde intermittente che interrompe la solitudine e la tristezza del mare d’inverno. In realtà voi siete all’interno e state ballando un charleston trascinante , bevete come dannati facendo la gara a chi mangia più acciughe o fa lo schiamazzo più simile alle urla degli umani.
Chissà come mai i piccioni sono in mezzo si coglioni a tutte le ore.
Non mi fido degli uomini con gli occhiali senza montatura, in particolare quelli dagli occhi spenti, in fila in mezzo ai sedili del mio vagone, per scendere a Milano Centrale.
Gli impiegati pendolari mi fanno venire ancora più ansia di me tra sei mesi senza uno straccio di lavoro.
Io non ho una cartellina plastificata che custodisce in perfette condizioni il mio biglietto del treno.
E dio mi salvi dall’averla.
Ma lascia stare tanto si condivide il viaggio senza incontrarsi mai.

A proposito.

Tu che mi stai guardando e che tra un secondo scivolerai via sulla tua bici, parlami ,cosa vuoi dirmi?
Saremo di fronte qualche millesimo di secondo.
C’e’ chi non ha nemmeno questa possibilità in tutta una vita.

Sole sulla pelle in pieno inverno, lana del cappello che ti abbraccia la testa, quel tabacco che accidentalmente sembra corretto con il thc, la gente inghiottita e sputata fuori dalla scala della metro e la percezione nitida di non essere schiavo del tempo. Amo le donne avvolte nelle sciarpe di lana, mostrano gli occhi e a volte un pochino di naso. Pensano tutto il santo giorno a quando potranno rimettersi sotto quel benedetto plaid, quando potranno stringersi di nuovo al loro ragazzo che per osmosi le regalerà tutto quello di cui ha bisogno.

Si mi faccia un pacco regalo, torno a casa dalle mie donne, la busta ce l ho già, ho comprato un osso psichedelico alla mia metà pelosa. Torno a casa mia.
Quando si viaggia per lavoro bisogna sempre portare indietro un regalo.

Mi formicolano i piedi, sono stanchi, tante ore in giro per Torino e tante ore come sempre in piedi in sala. Amo i miei piedi, mi fanno fare ogni giorno cose bellissime.
Come stare lì, dritto ad aiutare un professorone delle Molinette a fare una milza laparoscopica in un ragazzo di 24 anni. Mi fanno rimanere lì, mi fanno resistere alle sue cazzate, alla sua incompetenza e mi fanno rimanere lì per aiutarlo, per fargli vedere i passaggi chiave che io vedo e lui no.
Lui insegna.
Io ho imparato.
Ho imparato grazie ai miei piedi che mi hanno portato lontano da casa e che probabilmente mi ci porteranno ancora.
Ah Rimini. Oggi i professoroni devono aver pensato che in provincia le cose si fanno per bene.
Voglio essere lì. In piedi.
A metter paura a tutte le milze che spaventeranno i professoroni.

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Questa voce è stata pubblicata il 10/11/2016 alle 20:50 ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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