Punkarre Entertainment Zoo II

BAGATELLE

“Camilla svegliati!
Dai che facciamo tardi!”
“Mmhmmm papà,ma è presto,ho ancora sonno”.
Diceva sonno proprio come sua madre,con la o chiusa,pronunciata per qualche millesimo di secondo di più tanto da far diventare questa semplice parola un vero stato d’animo,un vero modo di essere..ho sonno,era l’equivalente di voglio stare ferma,voglio stare qui,dì al mondo di andare avanti e non aspettarmi,perché oggi io non vengo..
Ogni volta che sentivo quella parola ero combattuto sul da farsi,ero indeciso se prendere in mano la situazione,come dovrebbe fare un padre e tirare giù dal letto quel mucchietto d’ossa e riccioli biondi oppure lasciarla lì,protetta da quel suo gonfio piumone verde e al sicuro da tutto,assecondando così questa sua esigenza naturale.
Purtroppo mi ci sono rapportato sempre da adulto e le ho sempre spiegato che sono convinto che ognuno deve fare sempre quello che si sente,non si deve prendere per il culo o far condizionare dal mondo che lo circonda,per cui poi non posso tornare indietro e fingermi diverso da quello che sono io per primo.
Questa lezioncina di vita deve essere sicuramente tra le sue preferite,visto che costantemente mi fa sbattere la testa contro le mie stesse parole.
“Bimba ora ti giri e mi guardi negli occhi..c’è qualche motivo per cui non dovresti andare a scuola stamattina??Lo sai come la penso,puoi fare quello che vuoi,ma mi devi spiegare il perché e ne devi essere convinta tu per prima”.
“Sto male papà mi fa male la pancia”
Non so quante volte ho sentito queste parole nella mia vita,sempre uguali costanti,senza una sfumatura diversa che potesse immediatamente farmi capire qualche altro dettaglio dirimente.cambiava solo il mio appellativo:dottore,matteo,amore,papà.
Il mal di pancia così genericamente riferito penso sia una delle piaghe di questo secolo,assieme a tutte le altre manifestazioni psicosomatiche,quanti giorni di scuola hanno fatto saltare,quanti appuntamenti,scopate,esami hanno evitato…almeno un paio di volte al giorno per lavoro sento parlare di mal di pancia ed è una cosa che mi fa incazzare perché io stesso ne soffrivo.
Mia madre era presente,non mi ha mai fatto mancare nulla,ma mi ha sempre ascoltato pochissimo,ha sempre fatto quello che pensava sarebbe stato meglio per me.
Ma non è una di quelle cose che può decidere qualcun altro,come i vestiti o la tappezzeria della cameretta.
Ho passato l’asilo dalle suore,che mi facevano mangiare quello che volevano,mi facevano dormire quando volevano e mi facevano giocare o pregare quando volevano.Bè questo è sicuramente un ottimo modo per creare degli psicopatici disadattati che appena avranno superato l’infanzia svilupperanno un rancore e un incazzatura degna di un movimento di lesbiche defraudate dei loro diritti.
Tanti mal di pancia ho avuto da piccolo,per evitare l’asilo,per evitare il nuoto,per evitare i compiti e le svegliatacce..insomma ero un bambino come tutti.
Ma mi ero ripromesso che con i miei figli sarebbe stato diverso che avrei capito i diversi momenti e che avrei trovato il modo di dargli quella libertà di cui avrei avuto bisogno io.
Il mal di pancia della mia Camilla quella mattina è stato duro da mandare giù,è stato complicato da capire.Non so se sono deluso di me o di lei;come quando sciogli il tuo cane al parco come fai tutti i giorni,in quanto vi fidate l’uno dell’altro,poi vedi che scappa o non ti risponde e ci resti una merda.
La mia giornata sta cominciando con questa bella sensazione di merda.
“Camilla non scherzare,dimmi qual è il problema??”
“Papi c’è Jennifer che mi prende in giro.”
Jennifer,è una povera e cara bambina compagna di classe di mia figlia,cara in quanto è una bambina sveglia e a modo,povera per il nome che ha ricevuto in sorte,frutto di anni e anni di vuoto,un vuoto che a volte da l’impressione di riempire.
Il vuoto di cui parlo è quello che occupa le menti dei due genitori, i Rizzo,due colleghi,due medici,due persone occupate dal loro lavoro e con l’epidermica necessità di sentirsi sempre a loro agio,seguendo mode e costumi del momento.
Per cui naturalmente non posso biasimarli,in una statistica che ho guardato lo scorso anno mentre aiutavo mio fratello a scegliere il nome per le sue gemelle,Jennifer è il nome femminile più utilizzato in Italia nel 2016 e Jonathan è il suo corrispettivo maschile.
Non è la prima volta che sento parlare di loro,si tratta infatti di una famiglia piuttosto influente nelle dinamiche del 4° distretto di Roma,la eSDR(ente sanitario distrettuale Roma) è praticamente sotto il loro controllo come anche le 2 cliniche di Porte di Roma.
Si tratta di cariche ottenute senza concorsi,da un giorno all’altro è cambiato l’assetto dirigenziale e farmacie e studi privati hanno cominciato a voltarsi come girasoli al mattino.
L’eSDR controlla lo smistamento dei fondi che arrivano dal comune che dopo la pandemia di colera del 2012 sono stati quintuplicati con un duplice effetto:hanno permesso di riabilitare il ruolo del medico che è tornato ad avere un impatto importante a livello sociale dopo il crollo della fiducia che l’era del medico-via-internet aveva sviluppato ma hanno anche riversato un immenso potere economico nelle mani di pochi che giocano con la salute delle persone,una situazione che può facilmente divenire estremamente pericolosa.
Nulla a che vedere con le diatribe tra due bambine di 8 anni,ma come adulto purtroppo sono sempre portato a pensare a queste cose e come facevano anche i miei genitori e vado sempre a cercare un possibile riferimento con il denaro.
Qui non c’era.
Camilla veniva presa in giro proprio perché tentava di non conformarsi,si vestiva diversamente dalle altre bambine,amava guardare film appena poteva e innamorandosi dell’eroina di turno si faceva aiutare dalla nonna o dalla madre a costruire quel vestito o quell accessorio che le potessero permettere di rivivere quell avventura e sognare ad occhi aperti,mentre era con gli altri bambini.
Faceva sempre domande su tutto,perché le ho sempre detto che la cosa che rimpiangevo di più della scuola era di averla evitata e non vissuta,vivevo le amicizie,i rapporti,ma non vivevo la cultura e le novità che accarezzavano le mie orecchie come minacce più che come possibilità.
Avevo dovuto aspettare di diventare adulto e di capire cosa mi perdevo per poi scegliere di riviverlo,per andare a cercare tutto il bello che mi era stato proposto.
L’unica vera cazzata che ho fatto era di dirle che andavo male in matematica per cui lei fin dal primo giorno di scuola si presentò alla maestra con queste stesse parole:”Buongiorno signora maestra io non so cosa voglio fare nella vita,ma sicuramente la matematica non mi servirà visto che mio papà non l’ha mai capita eppure è diventato un bravo medico”
Quando anche mia moglie le rivelò lo stesso insano rapporto con i numeri,seppi dalla stessa maestra che Camilla saltava direttamente le lezioni,passava il tempo nel gabbiotto della bidella a leggere giornali di gossip oppure giocando a ping pong.
Era la stessa cosa che avevo fatto io con le lezioni di religione,solo che c’ero arrivato 7-8 anni più tardi,lei invece era un minuscolo esserino e già pensava di sapere di cosa aveva bisogno e cosa no.
Ero terrorizzato da certe sue iniziative e solo in quei momenti tornavo un padre vecchio stampo,disciplina e regole,un vero idiota ma che almeno ancora per un po’ avrei avuto il coltello dalla parte del manico.
“Ok amore mio,ora ti alzi,ti vesti,di là c’è la tua marmellata di more(mio corredo genetico) fai una bella colazione e ti dimentichi di tutto,tu vivi in una grande città,piena di gente ed è più facile incontrare delle persone stupide o superficiali,non ci fare caso,non ti far ferire da quelle parole,sono solo parole di difesa,loro ti vedono diversa e non sanno come reagire,tu stupiscile e fai un bel sorriso,come quando l domenica vengono le gemelle a pranzo..ok??”
“Si ma,lei è cattiva!!”
“ Posso immaginarlo,ma tu non devi scappare o evitarla…pensa che bello se anche le cattiverie delle persone ti scivolassero addosso,se tu le affrontassi faccia a faccia e sicura di te del tuo mondo e dei tuoi tanti amici te ne riuscissi a fare una risata?”
Alle 10 e 33,dopo 3 minuti di campanella della ricreazione Jennifer e Camilla si trovavano sedute l’una a fianco all altra davanti alla scrivania della preside che nel frattempo stava componendo il numero del cellulare di mia moglie.
Jennifer aveva risposto con un chiaro “ma che cazzo ti ridi??” al sereno sorriso della mia bimba e lo aveva fatto seguire da un vero e proprio attacco di furia cieca con tanto di grida e tirate per i capelli.
Camilla non era rimasta con le mani in mano e le aveva strappato gli orecchini dalle orecchie,con tanto di lacerazione,separazione dei lobi(coloboma) e sanguinamento che tanto aveva impressionato la preside e i Rizzo sull’immensa cattiveria di mia figlia.
A volte i padri dovrebbero stare zitti ed evitare di proporre le loro cazzate soprattutto quando si parla di dinamiche femminili.



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Questa voce è stata pubblicata il 29/12/2008 alle 10:43 ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “BAGATELLE

  1. silvia in ha detto:

    non so se mi spaventa di più la tua nascosta voglia di diventare padre della piccola camilla, che come ben d’altronde, esiste nelle nostre fantasie già da anni, oppure lo scenario del mondo del 2016 reduce dal colera e dalle famiglie che danno jennifer come nome alle loro figlie (che poi finiscono in classe con le nostre) e colonizzano senza competenze il potere…era un brutto sogno??

  2. Rafiki e l'arcobalenosa Maravilha in ha detto:

    no era solo un piccolo racconto..però non mi sembrava drammatico..anzi..

  3. valentina in ha detto:

    già…da piccola mi ci sono sentita sfigata e disadattata,e menomale…e anche i miei figli se ci saranno,lo saranno…DIVERSI MA NORMALI!!!(bello,mi è piaciuto un sacco;)…)(p.s. cmq il mal di pancia me lo faccio venire ancora)

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